Sposato e amante dell'arte, Ferdinand incontra Marianne, una strana ragazza che vive in una casa piena di gangster e cadaveri. I due fuggono insieme. Vivono per un po' isolati nei boschi, ma i gangster li raggiungono. Marianne lascia Ferdinand e si mette col capobanda. Ferdinand allora uccide i malviventi e poi si suicida facendo esplodere la dinamite che si era legata intorno alla testa.
È uno dei film più ricchi, variegati e compositi fra quelli diretti da Godard, tanto da poter essere definito un modello del cinema-saggio, caleidoscopico e «impuro». La materia narrativa è continuamente interrotta da collages, inserti, riflessioni, divagazioni, viaggi nell' assurdo. Il racconto è quasi un pretesto per parlare d'altro. Di cinema anzitutto. Ecco così Fuller, che interpreta se stesso, enunciare la propria concezione del cinema come emozione, e Godard porgli allora dialetticamente a fianco le scene ispirate al «cinéma-vérité» e subito dopo contraddirle, o completarle, con i riferimenti a Méliès. Poi c'è la pittura, con le citazioni di quadri di Picasso, Modigliani, Renoir e la costruzione di inquadrature dominate da leggi di rappresentazione pittorica piuttosto che da esigenze di descrizione naturalistica. E infine ecco la letteratura, il linguaggio scritto, la parola: dalle pagine del diario di Ferdinand agli innumerevoli riferimenti a Céline, London, Garda Lorca, Stevenson, Faulkner, il surrealismo. Ma nel film, come in tutto Godard, non è mai il cinema a farsi pittura o letteratura, ma sono le altre arti a diventare materia cinematografica.
Titolo Originale: PIERROT LE FOU Regia: Jean-Luc Godard Interpreti: Jean-Paul Belmondo, Anna Karina, Dirk Sanders Durata: h 1.52 Nazionalità : Francia 1965
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È uno dei film più ricchi, variegati e compositi fra quelli diretti da Godard, tanto da poter essere definito un modello del cinema-saggio, caleidoscopico e «impuro». La materia narrativa è continuamente interrotta da collages, inserti, riflessioni, divagazioni, viaggi nell' assurdo. Il racconto è quasi un pretesto per parlare d'altro. Di cinema anzitutto. Ecco così Fuller, che interpreta se stesso, enunciare la propria concezione del cinema come emozione, e Godard porgli allora dialetticamente a fianco le scene ispirate al «cinéma-vérité» e subito dopo contraddirle, o completarle, con i riferimenti a Méliès. Poi c'è la pittura, con le citazioni di quadri di Picasso, Modigliani, Renoir e la costruzione di inquadrature dominate da leggi di rappresentazione pittorica piuttosto che da esigenze di descrizione naturalistica. E infine ecco la letteratura, il linguaggio scritto, la parola: dalle pagine del diario di Ferdinand agli innumerevoli riferimenti a Céline, London, Garda Lorca, Stevenson, Faulkner, il surrealismo. Ma nel film, come in tutto Godard, non è mai il cinema a farsi pittura o letteratura, ma sono le altre arti a diventare materia cinematografica.
Titolo Originale: PIERROT LE FOU Regia: Jean-Luc Godard Interpreti: Jean-Paul Belmondo, Anna Karina, Dirk Sanders Durata: h 1.52 Nazionalità : Francia 1965
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