Prima di diventare una figura di rilievo, anche se spesso trascurata, della fase di passaggio tra la classicità e la new Hollywood, Richard Fleischer si era fatto le ossa con una serie di film a basso costo che tra la fine degli anni quaranta e l'inizio dei cinquanta avevano traghettato il noir sul terreno di una violenza schiettamente visiva, e che pongono la sua esperienza tra quelle di un Anthony Mann, di un Don Siegel o di un Phil Karlson. Fedele alla sua formazione «tecnica», aveva compiuto tutta la trafila nel reparto cortometraggi e aveva poi esordito con film B dalla durata estremamente concisa, spesso intorno ai 60 minuti, che nella sua autobiografia non menziona nemmeno, considerandoli poco più di un lavoro anonimo che precede la grande riuscita di Le jene di Chicago. [...]Realizzato nel 1950 ma uscito con molto ritardo perché il produttore Howard Hughes, colpito dalla sua efficacia, lo bloccò nell'intenzione di farlo immediatamente rigirare con un budget più ricco. Amatissimo dal regista, che vi vedeva «quella che pensavo fosse la perfezione del mio stile», è in effetti il film esemplare per comprendere l'approccio al noir da parte di Fleischer: una vicenda serrata, un' ambientazione claustrofobica, un protagonista chiuso e scontroso che vive tutto nella dimensione dell'azione. In questo caso, si tratta di un sergente di polizia, che si reca a prelevare la moglie di un gangster per farla testimoniare a un processo. L'uomo disprezza la donna, la considera soltanto «un pacco da portare a destinazione» e la tratta con grande freddezza: ma farà di tutto per proteggerla, rischiando la vita e rifiutando ogni tentativo di corruzione. La vicenda ha una serie di risvolti beffardi, perché i killer non conoscono la donna) ma possono identificarla proprio grazie all'agente, involontario tramite di morte; inoltre, nel finale scoprirà di essere stato messo alla prova e usato dai suoi superiori: tutti elementi funzionali allo spirito amaro del film, che «riflette bene lo stato d'alienazione dell'immediato dopoguerra»: dove «i valori morali sono scomparsi e l'essere umano non può più avere fiducia nei suoi simili» (Stéphane Bourgoin). Il viaggio del protagonista -. interpretato da un ruvido Charles MacGraw - è cosi un percorso ossessivo nella solitudine: abbandonato a se stesso, costretto a rischiare la vita, tenuto all' oscuro della verità , circondato da persone che non sono mai ciò che crede o che gli viene fatto credere, resta però fedele fino in fondo alla propria coerenza morale, secondo una tradizione tipicamente hard-boiled. [...]
da L'età del noir di Renato Venturelli - Piccola Biblioteca Enaudi
Titolo Originale: THE NARROW MARGIN Regia: Richard Fleischer Interpreti: Marie Windsor, Charles McGraw Durata: h 1.20 Nazionalità : USA 1952
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