Adattando un romanzo di Émile Zola (all'inizio della pellicola vengono mostrate anche una foto e una citazione dello scrittore), Renoir realizza un torbido noir ad alta tensione che precorre molti archetipi del genere e che scava nelle zone d'ombra di personaggi vittime e carnefici al tempo stesso, immersi in una società marcia (si pensi al ricco e rispettato Grandmorin, l'anziano padrino di Séverine con un debole per le ragazzine) e dominata da gelosie, interessi, tradimenti, violenza e cinismo, un mondo dove l'amore puro sembra impossibile. I pregi tecnici del film vanno di pari passo con quelli contenutistici: la fotografia in bianco e nero avvolge i personaggi come l'ambientazione proletaria e il vapore che fuoriesce dalle locomotive, mentre il montaggio secco e la colonna sonora essenziale li accompagnano nel loro cammino verso la perdizione, la passione e il rimorso. Ottimi gli interpreti: Fernand Ledoux (Robaud) era un membro della Comédie Française; Gabin (in un ruolo che aveva fortemente voluto, essendo lui stesso figlio di un conduttore di treni) si mostra fragile, tormentato e in balia del proprio destino; e la seducente Simon, femme fatale ante litteram, quattro anni prima de "Il bacio della pantera" sembra già profondamente "felina": nella prima scena in cui appare tiene in braccio un gatto bianco, appena prima di baciare Lantier accenna a dargli un morso, e a suo proposito Pecqueux commenta "Certe donne sono come i gatti, non gli piace bagnarsi i piedi". Renoir stesso interpreta la parte di Cabuche, il cantoniere che viene ingiustamente accusato dell'omicidio di Grandmorin. Il film si apre con una lunga e celebre sequenza, impressionante per l'epoca, che mostra la soggettiva di un treno in corsa, lanciato a tutta velocità nei tunnel e sui binari. L'immagine del treno si sposa perfettamente con il determinismo che permea il romanzo di Zola (Lantier fa parte della famiglia dei Rougon-Macquart, protagonista di un suo ciclo di romanzi sul tema dell'ereditarietà ): è impossibile deviare dal percorso segnato dalle rotaie, se non con la scelta radicale di gettarsi giù dal treno in corsa. La pellicola ha influenzato, fra gli altri, Luchino Visconti ("Ossessione") e soprattutto Fritz Lang ("La bestia umana", praticamente un remake).
SCRITTO DA CHRISTIAN http://tomobiki.blogspot.it
Titolo Originale: LA BÊTE HUMAINE Regia: Jean Renoir Interpreti: Jean Gabin, Simone Simon, Fernand Ledoux, Julien Carette Durata: h 1.41 Nazionalità : Francia 1938
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